lunedì 27 novembre 2017

Some galleries tales 1

Nel verificare quello che abbiamo scritto, mancava un soggetto. Dopo aver tanto pensato e scritto dul Mercato dell'arte, dopo aver  visto delle mostre e visitato delle fiere come cronisti, discusso con alcuni alcuni artisti, abbiamo tralasciato le gallerie. Abbiamo decisodi scriverne, scegliendo casualmente tra quelle che abbiamo trovato. O meglio, non a caso, ma quelle che ci hanno qua e là interessato/For verifying what we wrote, there was a missing subject. After so much thinking and writing about the Market, we saw exhibitions, visited fairs, we  talk with some artists. But we left out the galleries. We decided to write about, randomly choosing between what we found. Or rather, not by accident, but the ones that have us interested.


ecco il primo articolo/there is the first article:
Rossi&Rossi 
sito ufficiale della galleria(gallery official site) 
italian/english version

La prima delle gallerie di cui vogliamo scrivere, non recensire che non è proprio il nostro lavoro, è la Rossi&Rossi, galleria con sede a Londra e Hong Kong. Perché? Banalmente perché la abbiamo incrociata più volte in questo anno e senza pensarci su i suoi artisti ci hanno incuriosito/interessato.
Solo dopo abbiamo letto e visto che può essere una delle gallerie che rappresenta un po' una delle idee di fondo che abbiamo cercato di esprimere, in positivo, nella nostra idea di Mercato. Come dicono loro stessi : “Dalle zone remote del Kazakistan e della Cambogia agli epicentri urbani di Hong Kong e Singapore, gli artisti di Rossi&Rossi producono un lavoro tanto vario quanto i loro paesi di origine” eppure tutti vengono immessi gioiosamente nel Mercato internazionale. La galleria s'inaugura a Londra nel 1986, ma subito diventa leader del settore nell'Est Asiatico e alla fine porta in vendita presso collezionisti, musei ecc., indifferentemente da dove geograficamente collocati (laddove nel Mercato abbia senso questa distinzione), gli artisti di tutta l'area.

Paki bastard: Portrait of the Artist as a Black person
Rasheed Araeen
 
Basta dare un'occhiata ai loro artisti per cogliere che , ora come ora, l'orientalismo che a lungo ha segnato le culture Europea e Americana, è in buona parte superato. Al Mercato ci si rapporta nello stesso modo, anche grazie ad alcuni degli artisti che invece hanno dovuto/voluto affrontare il razzismo dei luoghi in cui sono stati costretti a trasferirsi per potersi esprimere. Ed alle loro battaglie.
Per non farla troppo lunga, che l'elenco è davvero corposo, non scrivremo di tutti gli artisti rappresentati da Rossi&Rossi, ma vi invitiamo a vedere il loro sito per verificare quanto sosteniamo.
Il più noto, almeno per noi, è Rasheed Araeen. Chi s’aggira l’ha incontrato, solo quest’anno, a Frieze, Documenta, Biennale di Venezia ed Artissima. In tre occasioni su quattro l’abbiamo visto anche noi.
Pure, quest’artista nato in Pakistan nel 1935 e trasferitosi nei ’60 a Londra, ha avuto un ruolo centrale negli anni successivi per combattere l’eurocentrismo all'interno delle istituzioni artistiche britanniche, sostenendo in particolare il ruolo degli artisti delle minoranze. Oltre alla sua pratica artistica, ha assunto ruoli di attivista con organizzazioni come Black Panthers e Artists for Democracy e ha fondato le riviste critiche Black Phoenix , Third Text e Third Text Asia E' arrivato, comunque, alla Tate, in mille biennali e decine di collezioni pubbliche e private. Di certo la sua critica dell’ etnicizzazione di tutte le culture non occidentali ebbe, ed ha, caratteri aspri. Basta pensare a Paki bastard: Portrait of the Artist as a Black person (1977), sulle violenze subite da un pakistano da parte della polizia inglese.

martedì 7 novembre 2017

Ah, ricordo un tramonto a Torino/ ah, I remember a sunset in Torino * (with our page on artukraine)

* Pirandello
italian/englih version
Artissima e la notte dell'arte/ Artissima art fair and the night of art

our collaboration with ART uKraine continues. Here ( artukraine) you can find  our article.

Marco Gastini
Vedi tu s’è aggirato nel fine settimana torinese. Abbiamo visto, almeno una parte, della notte bianca, di Artissima e degli eventi collaterali. Questo è un breve racconto, poi  tireremo un po’ le somme di quello che abbiamo incontrato.

Partiamo dal fatto che 20 anni fa Torino ha deciso di non proporre di nuovo le solite decorazioni natalizie, ma di investire sulle luci d’artista. Sappiamo bene quante resistenze  ci saranno state per decidere tra un angioletto in cielo che saluta la gente e una installazione di Zorio. Pure alla fine sembra i cittadini se ne siano fatta una ragione. Passare la sera con turisti (più o meno 100) che facevano foto all'installazione di Merz sulla Mole ci ha reso felici.


Semmai volete cenare in zona, e non siete vegetariani, possiamo consigliare l’Acino in via S. Domenico ( per vegetariani e vegani La Capannina in via Donato). Se pure volete bere un ottimo americano allo zenzeroe non vi fanno impressione scheletri e teschi vari, andate alla Casa del Demone, di fronte all’Acino.

Esther Stoker




The  Others: Aggirandoci siamo capitati alla maggiore fiera  italiana d’energie creative. Cioè spazi indipendenti in luoghi recuperati ad hoc. Tali luoghi, purtroppo, non possono parlare o difensersi dal recupero, che spesso ne fa scempio. In questo caso, però, viene utilizzato per il secondo anno di fila un ex ospedale e l'effetto finale non è male. Ogni stanza, ogni sala operatoria, ogni corridoio sono  stati occupati da decine di gallerie (centinaia d’artisti) indipendenti. Un po’ il Salone dei rifiutati di Courbet .

    

 
The others - performance

martedì 19 settembre 2017

Mi ha saettato Apollo –Apollo has struck me*

*Friedrich Hölderlin
 
Uomini tedeschi . German men
Walter Benjamin

tempo per leggerlo/time to read it: 2h
dove comprarlo:adelphi
where to buy it: english

Tutto sommato non è nostra abitudine, né una nostra intenzione futura, scrivere recensioni di libri, ma tant’è un collettivo si può anche contraddire e in questo testo curato da Benjamin abbiamo trovato alcune parole che ci hanno affascinato, poiché siamo egocentrici e abbiamo intuito che potevano essere a noi affini. Questo non vuol dire nemmeno che ora cercheremo avanti e indietro nella storia i testi, i lavori, gli articoli che ci danno ragione, o ci smentiscono, ma è pur vero che tanta è la nostra consapevolezza di non poter essere, nel Mercato, originali (largamente motivata in molti altri nostri post) che pure possiamo riconoscere d’avere avuto dei precedenti, magari inconsapevoli.           
Di cosa si tratta? Tra il 1931 e il ’32 Benjamin iniziò a pubblicare a puntate delle lettere di illustri personaggi tedeschi del passato (a volte anche poco illustri) sulla Frankfurter Zeitung con un proprio commento. Le 25 lettere, che sono state scritte in 100 anni esatti, 1783/1883, servivano a riflettere sulla fine della grande cultura tedesca e sull’avvento del nazismo, che difatti l’anno successivo saliva al potere. Nel 1936, in Svizzera e con lo pseudonimo di Detlef Holzn viene stampato il volume. E così possiamo leggere Goethe, Forster, Seume, Hölderlin, Brentano, Büchner, la poetessa von Droste o i fratelli Grimm e molti altri, come il chimico Liebig, famoso per l’invenzione del dado da brodo, mentre scrivono delle loro private faccende.Sullo sfondo  il protagonista, nemmeno troppo nascosto, è Goethe. A lui sono spedite alcune lettere, ne viene pubblicata una sua, l’unica con commento finale sulla lingua, e tutto inizia con una lettera, tenuta fuori dal mazzo, in cui ne  viene annunciata la morte nel 1832. C’è un prima e un dopo Goethe, poiché Benjamin, che si vede di fronte Hitler che giunge al potere, condivide questa sua frase “noi, come forse altri pochi, saremo gli ultimi di un’epoca che non tornerà tanto presto”.

 video:The artist is absent (veditu 2017)

martedì 29 agosto 2017

Christian Boltanski a Bologna - La mostra / Christian Boltanski in Bologna. The exhibition

Fino al 12 novembre a Bologna c'è Anime. Di luogo in luogo,  la grande retrospettiva di Christian Boltanski.
E' una mostra diffusa curata da Danilo Eccher,  che comprende l' antologica al MAMbo, l'installazione performativa Ultima al teatro Arena del Sole, l'installazione Réserve presso l'ex bunker polveriera nel Giardino Lunetta Gamberini, il progetto speciale Take Me (I'm Yours) all'interno dell'ex parcheggio Giuriolo. Il progetto è inoltre anticipato a partire da metà giugno dall'intervento di arte pubblica Billboards realizzato nelle zone periferiche della città.
 Until November 12 in Bologna there is Anime.  of Place to place, the great retrospective of Christian Boltanski.It is a widespread exhibition curated by Danilo Eccher, which includes the anthology at MAMbo, Ultima, the  performative installation at Arena del Sole Theater, Réserve installation at the former  bunker in the Gamberini's Lunetta Garden, the special project Take Me ( I'm Yours) inside the former Giuriolo parking lot. The project is also anticipated since mid-June by the public art billboards in the peripheral areas of the city.

here the program
qui il programma : www.anime-boltanski.it

english version on art ukraine:

 Le storie vogliono essere salvate? the stories  wants to be saved?

Christian Boltanski
Anime. Di luogo in luogo
veduta di allestimento presso / installation view at MAMbo –

Museo d'Arte Moderna di Bologna, 2017
Photo credit Matteo Monti
Courtesy Istituzione Bologna Musei
Christian Boltanski rappresenta da sempre uno dei riferimenti del nostro schizoide percorso di ricerca. Sarà che siamo un collettivo e dunque ci sono idee diverse, sarà nella nostra singola testa che vivono molte idee, ma chi ha voglia di vedere minima memoria s’accorgerà che da subito Boltanski, con altri come Hirst, fa parte della combriccola. Coerente più di noi, invece a lui Hirst non piace proprio.
A 30 anni dalla prima personale italiana (1997: villa delle Rose – Pentimenti ) e a 20 dall’installazione permanente, A proposito di Ustica,  rieccolo a Bologna con la mostra al mambo, che dura fino al 12 novembre.
Di che parla Boltanski? Non è che sia originale: come da sempre s’occupa di Memoria e a volte di memorie. Tant’è che già andando al Mambo siamo circondati da volti ripresi da un lavoro esposto nel 1997, Les Regards. Foto esposte sui cartelloni pubblicitari che rendono questa una mostra più che diffusa puntiforme con il progetto Billboards. I luoghi della mostra sono così collegati dagli sguardi di partigiani bolognesi lì fotografati, e la memoria diventa un percorso, interroga uno spazio urbano.

venerdì 4 agosto 2017

art must be (?), artist must be (?)


anche su vimeo 
italian/english version
Abbiamo speso molte righe per raccontare cosa ne pensiamo del Mercato, del nostro vivere nel Mercato e del corpo immerso nel Mercato. Per chi vuole c’è    il viaggiatore incantato , ma noi di questo abbiamo fino ad ora ragionato.
Ma se il corpo si evolve e si modifica, se i nostri organi stessi, a partire dal più grande cioè la pelle, mutano, può restare immobile la pratica performativa?

Bruce Nauman, Vito Acconci, Gina Pane, Marina Abramovic  si ferivano, facevano penitenza oppure il suo opposto, rinunciavano al cibo, si tagliavano, spargevano il sangue,  usavano lame e lamette, rendendo visibili sulla loro carne esplicitamente le oppressioni, le nevrosi, i tabù imposti dalla società. Sempre però considerando il corpo come l’ultimo baluardo, il velo strappato ma resistente tra l’Io e il Mercato. “Il mio corpo è la mia casa”, diceva ancora di recente l’Abramovic.

giovedì 13 luglio 2017

here comes Boltanski


Abbiamo deciso di sperimentare il metodo  studiato con i precedenti testi del" Viaggiatore incantato" anche a un'altra mostra. Chi ha avuto il tempo di leggere qualcosa di quello che abbiamo scritto ricorderà, forse, che Boltanski ricorre in alcuni articoli ( ad esempio: Leggermente contemporaneo e minima memoria).
Ora c'è un evento a Bologna, al Mambo, e ve lo racconteremo.
We decided to experiment with the method studied with the previous texts of "the enchanted Pilgrim" to another exhibition. Who has had the time to read something that we have written will perhaps remember that Boltanski recurs in some articles (for example slightly contemporary or minima memoria). Now there is an event in Bologna at Mambo, and we'll tell   you something about.it




domenica 11 giugno 2017

note sulla Biennale di Venezia - notes about the Biennale of Venice

italian/english version

A proposito di biennale s'è già scritto di tutto. Ci sono le riviste più o meno ufficiali, i siti, i singoli post sui vari social. Con molti siamo concordi, non abbiamo molto da aggiungere, forse potremmo dire con chi siamo in disaccordo, ma non ne vale la pena.

Il trofeo di maggior prestigio, per noi, è che sul post che abbiamo scritto su Damien Hirst abbiamo probabilmente azzeccato le indicazioni su dove andare a bere a Venezia, poiché gli stessi posti li abbiamo trovati nei consigli per poveri della stampa ufficiale.

samson young
Abbiamo pensato, quindi, di scrivere qualcosa su quello che nessuno legge, che tutti scrivono sapendo che nessuno mai leggerà, ovvero i fogli/libretti che si trovano in distribuzione nei padiglioni/eventi. Non sono cataloghi, sono una sorta di biglietto da visita, di presentazione dell'artista e del padiglione/evento. Un po' il suo volto. Che abbiamo deciso di guardare per vedere quanto risponda la maschera al vero viso. Anche perché ne abbiamo noi per primi raccolti a centinaia, forse migliaia, e pure ne abbiamo fatti, distribuiti.

E c'è subito qualcosa che salta all'occhio: la differenza tra chi è molto sicuro di sé e chi è invece un po' meno certo che un domani il proprio lavoro passerà da altri mezzi che non il piccolo cartoncino che lascia posato all'ingresso. I primi si buttano su cataloghi da 20/40 euro, esterni a quello complessivo della biennale, e possono darti un foglio A4, che tanto chi deve sapere già sa. Gli altri si sbizzarriscono e investono.

Ne facciamo una piccola, incompleta, rassegna. Diciamo che ne prendiamo uno per tipo di tutti quelli che abbiamo raccolto e catalogato.

mercoledì 24 maggio 2017

DAMIEN HIRST - our real article

Pubblichiamo ora qui, quello che poi si troverà sulla pagina articles. la trovate qua sopra. questo è il testo sulla mostra di Hirst che abbiamo pubblicato in inglese su alcune riviste. Anche i loro link sono su articles.

We publish now here what you will find on the page artikles. You can find it above. This is the text on the exhibition of Hirst that we published in English on some magazines. Their links are on articles.

english version on kaltblut

new: Ukrainian version

treasures from the wreck of the umbelievable


The_Severed_Head_of_Medusa
© Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved,
DACS/SIAE 2017

Gli studiosi , da Galileo a Newton, i ricchi, interessati alle arti e alla storia, hanno sempre avuto delle collezioni in cui stava di tutto. Dall'osso dell'unicorno alla sfera per le premonizioni, dalle pozioni per stare bene fino ai testi alchemici.

La mostra di Damian Hirst, inaugurata giovedì a Palazzo Grassi e Punta della Dogana, sta in questo quadro, nella massa delle mille cose che un qualunque intellettuale conservava nei tempi in cui si pensava che la cultura fosse universale, che ognuno di noi, singolarmente, potesse raccogliere tutta la conoscenza che il mondo metteva a disposizione. Un'enormità, non omogenea, di oggetti che poco hanno a che fare l'uno con l'altro.
 
Damien Hirst, padre della Young British artist, dopo anni si mette in gioco con questa mostra gigantesca, che per la prima volta utilizza entrambe le sedi, cambiando completamente se stesso e il suo lavoro. Qua non ci sono provocazioni, animali, droghe, puntini colorati. In tal senso la scommessa è alta, perché riprende la scena abbandonando quello che l’ha reso noto, rinunciando a ripetersi, se non nella ricchezza. Ci sembra che come il Gagosian di 20 anni fa, anche il buon Pinault gli abbia messo a disposizione fondi illimitati.

sabato 20 maggio 2017

articles

Abbiamo aperto una pagina in più. Perché effettivamente abbiamo siti amici, cose che scriviamo e che qua non mettiamo, cose che facciamo. Iniziamo a tenerne conto, che se no perdiamo un pezzo di noi. Intanto ora trovate l'articolo vero su Hirst e dove l'abbiamo pubblicato, tra poco metteremo lì Ai WeiWei .


We've opened one more page. Because we  have  friends sites, things we write and that we don't  put on this blog, things we do. We begin to publish that,  becose  otherwise we  lose a piece of us. Now you find our real article on Hirst and where we published it. We will soon put our friend Ai WeiWei there.



moonmoonmoonmoon
 

giovedì 6 aprile 2017

2 - 3 cose che so di lei / 2 - 3 Things i Knows About Her (treasures from the wreck of the unbelievable)



TREASURES FROM THE WRECK OF THE UNBELIEVABLE 
PALAZZO GRASSI, PUNTA DELLA DOGANA 09/06 - 03/12/2017

italian/english version

The sadness 
© Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved,
DACS/SIAE 2017
Oggi si inaugura la mostra di Damien Hisrt a Palazzo Grassi e Punta della Dogana. Noi abbiamo avuto la fortuna di partecipare alla presentazione e quindi già abbiamo pubblicato la nostra recensione su alcune riviste (siamo plurimi, abbiamo varie idee) . Scriveremo dove trovarle, ma nel frattempo, senza volerci sovrapporre alle vostre impressioni, vi scriviamo 2 o 3 cose, da come secondo noi è utile vedere la mostra a dove bere uno spriz nei dintorni senza essere dissanguati.

Today opens the exhibition of Damien Hisrt at Palazzo Grassi and Punta della Dogana. We have been fortunate to attend the presentation and then we have already published our review of some magazines (we are plural, we have several ideas). We will write where to find them, but in the meantime, without wanting to superimpose your impressions, we write 2 or 3 things, from what we believe  is useful to see the exhibition to where  drink one spriz around without being bled