venerdì 4 agosto 2017

art must be (?), artist must be (?)


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Abbiamo speso molte righe per raccontare cosa ne pensiamo del Mercato, del nostro vivere nel Mercato e del corpo immerso nel Mercato. Per chi vuole c’è    il viaggiatore incantato , ma noi di questo abbiamo fino ad ora ragionato.
Ma se il corpo si evolve e si modifica, se i nostri organi stessi, a partire dal più grande cioè la pelle, mutano, può restare immobile la pratica performativa?

Bruce Nauman, Vito Acconci, Gina Pane, Marina Abramovic  si ferivano, facevano penitenza oppure il suo opposto, rinunciavano al cibo, si tagliavano, spargevano il sangue,  usavano lame e lamette, rendendo visibili sulla loro carne esplicitamente le oppressioni, le nevrosi, i tabù imposti dalla società. Sempre però considerando il corpo come l’ultimo baluardo, il velo strappato ma resistente tra l’Io e il Mercato. “Il mio corpo è la mia casa”, diceva ancora di recente l’Abramovic.

La casa, ormai, è però popolata. Gli organi stanno cambiando grazie alle protesi che ci avvolgono ogni giorno. Ha senso segnare un territorio che non è più di nessuno, difendere un confine laddove il nemico (o amico) è già passato? La stessa possibilità d’azione, dell’Azione, individuale  nel Mercato tende a cessare. Difatti tutto questo scrivere di Altro, dell’Altro, è il pianto di chi rifiuta il piacere dei nuovi organi, la nostalgia del secolo scorso.
E dunque se azione e corpo sono messi in dubbio dal Mercato dove va la performance? Può essere il Faust di Anne Imhof alla Biennale? Possono essere alcune rappresentazioni di Virgilio Sieni (ad es. Il vangelo secondo Matteo alla Biennale danza 2014)? A dire il vero se prendiamo il testo del Faust e un qualunque nostro scritto, un po’ s’assomigliano. Avremo letture comuni.
Con questo primo video, che riprende quello famoso della Abramovic : “art must be beautiful, artist must be beautiful” iniziamo a lavorarci su. Iniziando a togliere alcune cose : l’individuo, l’artista e il suo corpo. Il suo gesto.  E qualunque dover essere, pure se  ironico,  sull’arte.
Ci pare giusto, come prima cosa, rimuovere le cose ingombranti, le ideologie (che non vuol dire politica, il Faust è molto politicizzato) . Poi sposteremo anche gli orpelli.




We have spent a lot of rows in tell what we think about the Market,  ourselves in the Market  and the body immersion in the Market. For those who want it there is the enchanted traveler, but we have so far reasoned about it.
But if the body evolves and changes, if our organs, starting with the larger, that is, the skin, are mutated, can the performance practices remain immobile.


Bruce Nauman, Vito Acconci, Gina Pane, Marina Abramovic were hurt, did penance or the opposite, renounced at food, cut, shed blood, used blades, making explicity known in their flesh the oppression, neurosis, Taboos imposed by society. Still, considering the body as the last bastion, the ripped but strong veil between the I and the Market. "My body is my home,"  said Abramovic recently.


But the house, now, is populated. The organs are changing thanks to the prostheses that surround us every day. Does it make sense to mark a territory that is a no man's land, defend a frontier where the opponent (or friend) has already passed? The same action, action, individual action in the Market tends to cease. In fact, all this writing of Others, on the other, is the weeping of those who refuse the pleasure of the new organs, the nostalgia of the last century. So if action and body are call in question by the Market where the performances goes? Can be Anne Imhof's Faust at the  Biennial? Can  be some representations of Virgilio Sieni (eg The Gospel according to Matthew at the 2014 Dance Biennial)? To tell the truth if we take Faust's text and any of our scripts, they're a bit similar. We will have common readings.


With this first video that resumes the famous one of Abramovic: "Art must be beautiful, artist must be beautiful" we start working on. Starting to take off some things: the individual, the artist and his body. His gesture. And whatever must to be, albeit ironic, to the art.
It seems right, first of all, to remove bulky things, ideologies (which does not mean politics, Faust is very politicized). Then we will also move the trappings.

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